Il gregge alza la testa di John Brunner

Tutta la verità sul 1983. L’esportazione del «modo di vita americano», dopo il suo periodo di prosperità, incontra ampi ostacoli, tutt’intorno al globo; ma un nuovo Presidente, simpatico, piacevole, di una rassicurante stupidità, e capace di pronunciare giudizi lapidari e orecchiabili, è stato appena nominato. Spetta a lui portare il popolo degli USA fin sulla soglia dell’anno 2000: «Padre Nostro che sei in Washington…» Le grandi società industriali e finanziarie, ivi compreso il Sindacato (che gestisce in attività lecite i denari accumulati un tempo col gangsterismo), tengono saldamente le leve del potere. I giovanotti di buona famiglia, usciti brillantemente dall’accademia militare fanno rapida carriera presso i generali che formano «la diga del Pacifico, cioè un’alleanza bianca, comprendente l’Australia, la Nuova Zelanda e le superstiti dittature di destra dell’America Latina: una diga intesa ad arginare in tutto il pianeta la marea montante neomarxista filocinese». La popolazione americana continua ad adattarsi alla normalità di condizioni di vita sempre meno normali, nonostante i cibi adulterati, l’insicurezza drammatica dell’ordine pubblico, l’aria e il mare ed il suolo inquinati, la brusca caduta dell’indice medio della durata della vita, l’alta percentuale di neonati malformati. Ma altrove, specialmente nei paesi sottosviluppati, la situazione precipita, nonostante le enormi spese USA in soccorsi internazionali. Il Mediterraneo, ridotto a una fogna, ha creato sulle sue rive una crisi che tra l’altro ha spinto le popolazioni dell’Africa settentrionale a una disastrosa guerra con i vicini a sud. Il «deserto del Mekong», creato dalla guerra del Vietnam, continua a gridare vendetta. E i giovani americani disertano le Università, non forniscono più le nuove leve di cui l’industria ha bisogno e, totalmente dissolidarizzati dal sistema, ma privi d’altra parte di una soluzione di ricambio, scendono ai gradi di vita più abietti, in cui rimane pura soltanto la disperazione. In questo mondo che diventa, con progressione geometrica, sempre più ingovernabile, i fatti privati e quelli pubblici s’intrecciano in una fitta rete d’influssi reciproci, di corresponsabilità, di errori di giudizio, in cui persino alle vittime e agli alleati accade di sterminarsi fra loro, in cui le verità sono, a conti fatti, delle bugie e in cui certe menzogne sono tuttavia «vere». Il cataclisma è clamoroso, inarrestabile, un vero Gotterdammerung: una morte degli dèi che travolge «i duecento milioni di esemplari più stravaganti e nocivi della nostra specie».

Editore: NordPrezzo: L. 3.500
Collana: SF Narrativa d’AnticipazioneCopertina flessibile
394 pagineIn vendita da maggio 1975

John Brunner

Nato il 24 settembre 1934 in Inghilterra, ha frequentato il Cheltenham College, laureandosi in lingue moderne. Quando era ancora agli studi, vendette il suo primo romanzo di fantascienza, pubblicato in paperback e del quale egli dice: «Per fortuna, apparve sotto pseudonimo e affondò senza lasciare tracce». Dopo questo infelice esordio, sono stati pubblicati sessantatré romanzi di Brunner e tutti, in pratica, furono accolti con grandi elogi dalla critica. Egli ha collaborato, con racconti e novelle, a tutte le principali riviste di SF inglesi e americane. Nel 1966 ricevette, per primo, British Fantasy Award. Nel 1969 il suo romanzo Stand on Zanzibar, che in Italia verrà pubblicato da noi, vinse il Premio Hugo (americano) e nel 1970 il British SF Award: è stato definito «l’opera probabilmente più importante che sia uscita dal ghetto della fantascienza sin da quando fu fondato nel 1926». Brunner non si limita alla fantascienza: scrive romanzi di vita contemporanea, di spionaggio, di mistero, e articoli, rassegne letterarie, versi. Quando non scrive, amministra il Premio in memoria di Martin Luther King, viaggia, e suona svariati strumenti.

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