La fine del secolo XX. Storia futura di Giustino Ferri

La sempre maggiore ingerenza della tecnologia nella vita dell’uomo. L’ascesa delle potenze asiatiche. La ricerca, quasi spasmodica, di appagamento fisico. La ricerca del “bello” quasi come fosse una religione. Tutte queste afflizioni del mondo contemporaneo e altri aspetti della nostra società sono state preconizzate con lucidità ed estrema precisione da Giustino Ferri già all’inizio del ‘900. Questo “romanzo di anticipazione”, attraverso una storia corale in cui agiscono politici, alti ecclesiastici, spie e generali, narra una versione “fantastica” del nostro mondo dove si addensano le nuvole minacciose di un conflitto catastrofico.

Editore: Black DogPrezzo: € 18,00
Collana: ArgoCopertina flessibile
ISBN: 9791280168115In vendita dal 15 giugno 2021
432 pagine

Giustino Ferri

Nato a Picinisco, il 23 marzo 1856, e morto a Roma, il 13 maggio 1913, è stato uno scrittore e giornalista italiano. Dopo aver compiuto gli studi nel Liceo Tulliano di Arpino, nel 1878 si laureò in Giurisprudenza a Napoli. Trasferitosi a Roma nel 1880, iniziò a collaborare al Capitan Fracassa, fondato in quell’anno da Luigi Arnaldo Vassallo (che ne divenne direttore), Federico Napoli, Gennaro Minervini e Giuseppe Turco. Dal 1881 prese a scrivere anche sulla Cronaca Bizantina, dove con Matilde Serao tenne la rubrica Salotti Romani, e dal 1884 sulla Domenica letteraria e sul Fanfulla. Dal 1887 al 1899 collaborò al giornale Don Chisciotte della Mancia, al Don Chisciotte a Roma e a Il Caffaro, giornale di Genova, di cui pure era direttore il Vassallo. Come critico teatrale dal 1889 fino alla morte scrisse dapprima su La Rivista d’Italia, poi su Il Tirso, e infine sulla Nuova Antologia. Frequentatore e animatore dell’ambiente letterario romano, che si ritrovava in particolare al Caffè Bussi, ebbe rapporti intensi con Gabriele d’Annunzio, Luigi Capuana e Luigi Pirandello. Sulle riviste di cui era collaboratore spesso pubblicò novelle, note letterarie e anche romanzi a puntate. La sua opera narrativa e giornalistica è molto vasta: sedici romanzi (di cui tre incompiuti), un centinaio di racconti e un migliaio di articoli. I critici sottolineano nella sua opera la dipendenza dal clima culturale creato dalla Scapigliatura, l’influenza del Verismo e l’influsso del D’Annunzio narratore, ma contestualmente mettono in evidenza la difficoltà di ascriverlo ad una scuola letteraria definita. In sintesi “Ferri […] non si lasciò imprigionare dentro i confini di un movimento o di una scuola. Fu un eclettico per vocazione e per convinzione”.

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